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| Big One a Grugliasco (TO): ecco la recensione di Cantine.org |
| Venerdì 29 Luglio 2011 10:02 |
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The Big One - Gru Village, Grugliasco (To)
Il pubblico è complementare rispetto a quello dell'ultimo live ospitato in questa rassegna: i giovani e curiosi rockettari, che hanno assistito alla performance degli Ok Go, stasera sono stati rimpiazzati dalla generazione dei loro genitori, che ascoltavano la musica grazie ad una puntina che scorreva nel solco di un vinile, quelli che avevano vent'anni quando i Pink Floyd stravolgevano il modo di fare musica, con uno stile ed un sound che ancora oggi è attuale ed inarrivabile, e che fa la fortuna di tante tribute band.
L'ingresso in scena è decisamente in sordina: The Big One salgono sul palco alle 22 con puntualità svizzera quando le luci sul pubblico sono ancora accese ed il bivacco davanti al punto di ristoro è sensibile, ma bastano poche note di "Speak to Me/Breathe" e l'abbassarsi delle luci per richiamare il pubblico al proprio posto; e quando suoneranno le sveglie e le campane che introducono "Time", tutti saranno già stati rapiti dal sound della band veronese, che ha l'indubbio pregio di riuscire a conquistare anche i fan più scettici, grazie ad una performance sobria, tecnicamente eccellente, misurata, curata nel dettaglio e senza sgradevoli scimmiottamenti, nonostante la prima voce solista, quella di Leonardo De Muzio, somigli in maniera impressionante a quella di Dave Gilmour.
Il concerto scorre veloce ed intenso, accompagnato dalle surreali immagini, tratte da alcuni video dei Pink Floyd e proiettate su un telo bianco che fa da sfondo al palco. La prima parte dello show si chiude con un brano tratto da "Meddle", "One of These Days", che alcuni pensano di non conoscere, ma presto realizzano di averla ascolta spesso, perché il brano è stato preso in prestito per fare da sigla ad una nota trasmissione Rai degli anni '80.
Dopo l'intervallo si riprende con la splendida "Shine on You Crazy Diamond", condita dalla suggestiva presenza del sax di Marco Scotti, cui segue, per citare il bassista, la canzone che diede inizio a tutto: il primo brano del primo album "Astronomy Domine".
C'è anche spazio per un brano scritto da Gilmour e non tra i più noti, prima della sublime "The Great Gig in the Sky", prova di bravura per le due coriste, Rossana D'Auria e Debora Farina, che, non si sa se per questioni di scena o meramente climatiche, all'elegante mise nera della prima parte del live, adesso sovrappongono un giubbotto rosso di pelle: le due voci si rincorrono e si superano in un crescendo di emozioni. Alla fine sarà impossibile determinare chi sia stata più brava o più emozionante, ma sicuramente toccante è stato il garbato saluto fatto da Debora Farina e dal resto della band ad Amy Winehouse, scomparsa proprio oggi.
E' il turno del pubblico: ora tocca a noi accompagnare The Big One in "Wish You Were Here", la più cantata intorno ai falò del repertorio dei Pink Floyd.
Nonostante sia passata l'ora di Cenerentola, sono d'obbligo i bis. Il primo è forse sottotono, ma non certo per l'esecuzione: trattasi della strumentale "Marooned". La chiusura finale con "Comfortably Numb", invece, lascia tutti soddisfatti, anzi tutti tranne uno: un signore del pubblico che ha ostinatamente richiesto "Echoes" fino alla fine dell'ultimo bis, per il divertimento della band e di tutti gli astanti.
Ascoltando il live ad occhi chiusi si sarebbe potuta avere la sensazione di assistere davvero ad un live dei Pink Floyd: e forse questo è il più bel complimento che si possa fare ai The Big One. Davvero bravi!
Formazione: Leonardo De Muzio (chitarra solista e canto), Elio Verga (chitarre), Claudio Pigarelli e Stefano Righetti (piano, hammond, synth), Paolo Iemmi (basso e canto), Alessandro Iannantuoni (batteria e percussioni), Marco Scotti (sax), Rossana D'Auria e Debora Farina (cori).
Scaletta:
Break
Bis
Autore:[kg] Link: Cantine.org |